Linee Guida per le perizie in caso di abuso sui minori

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha redatto le Linee Guida per le perizie psicologiche in casi di abuso sui minori.

Ne riportiamo qui di seguito una sintesi. Per consultare il documento intero: http://www.ordinepsicologilazio.it/risorse/linee-guida-per-le-perizie-caso-di-abuso-sui-minori/

Nell’ottica del confronto e dell’aggiornamento tra esperti, l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha conferito l’incarico per la stesura del documento “Linee guida per la diagnosi clinico-forense in relazione all’ascolto dei minori in ipotesi di abuso nell’audizione protetta ed in caso di perizia o consulenza” ai dottori Paolo Capri (coordinatore), Alessandro Crisi, Ester Di Rienzo, Anita Lanotte e Patrizia Pes.

La stesura di tali linee guida è connessa all’esigenza di orientare la comunità professionale dell’Ordine degli Psicologi del Lazio in merito alla buona prassi in materia, allo scopo di poterle poi diffondere presso la committenza pubblica e privata.

Si propongono, dunque, linee guida per gli psicologi che si occupano dell’ascolto e della valutazione clinico-forense dei minori coinvolti nei percorsi giudiziari dei procedimenti penali.

Nella consapevolezza delle serie difficoltà che tali tematiche pongono, il presente documento nasce da una duplice esigenza:

a) tutelare i minori, che rappresentano i soggetti più fragili della nostra società, affinché il loro ascolto si svolga nel rispetto delle norme nazionali e internazionali e del diritto imprescindibile alla salute sancito dalla nostra Costituzione;

b) garantire il diritto dell’imputato ad un processo equo e imparziale.

 

TIPOLOGIE di ABUSO

Tenendo presente che l’abuso può avvenire anche a fini di lucro, si elencano, qui di seguito, le principali tipologie di abuso e/o maltrattamento riconosciute dalla letteratura di riferimento nazionale e internazionale:

abuso sessuale
abuso sessuale di gruppo discuria
incuria

ipercura

maltrattamento fisico

maltrattamento psicologico.

Gli ambiti in cui si possono sviluppare sono i seguenti:

Intrafamiliare: abuso attuato da membri appartenenti al nucleo familiare, quali genitori (compresi quelli acquisiti e affidatari), fratelli, e/o da membri della famiglia allargata (ascendenti e/o collaterali).

Extrafamiliare

Abuso attuato da persona.

Rientrano in questa categoria abusi attuati da:

persona cui per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato;

persona conosciuta dal minore, quali amici di famiglia, vicini di casa, conoscenti, etc.; persona conosciuta attraverso contatti mediatici;
persona sconosciuta.
Abuso attuato da gruppi.

Rientrano in questa categoria abusi attuati da:

organizzazioni per la produzione di materiale pedopornografico, per lo sfruttamento della prostituzione, agenzie per il turismo sessuale, etc.organizzazioni pseudo-religiose;

organizzazioni ideologiche pro-pedofilia.

 

LE COMPETENZE DELLO PSICOLOGO

Nell’esercizio delle sue funzioni all’interno del contesto giudiziario, lo psicologo deve avere la capacità di integrare tra loro due connotazioni di ruolo e di funzioni diverse: quella d’aiuto, propria della professione psicologica, che si svolge sotto il principio di beneficità e del consenso informato dell’utente; quella strettamente giuridica che si svolge sotto il principio di legalità.

Ciò significa che, oltre ad operare in modo deontologicamente corretto utilizzando metodi, tecniche e strumenti che siano riconosciuti dalla comunità scientifica di riferimento (art. 5 Codice Deontologico degli Psicologi) e che risultino adeguati e confacenti alle varie fasi dell’età evolutiva, lo psicologo, per la specificità e complessità del settore minorile del diritto, non deve equiparare lo psichismo e l’organizzazione cognitiva di un minore con quella di un adulto. L’organizzazione spazio-temporale e mnemonica del minore, le modalità di testimoniare e la formazione dei ricordi, in riferimento alla prima e seconda infanzia, sono specifiche della fase evolutiva in cui il minore si trova.

Ora se, da una parte, le modalità utilizzate dall’esaminatore per inserirsi nella realtà da osservare e valutare costituiscono certamente il risultato di un lungo processo di apprendimento, confronto e verifica professionale; dall’altro, particolare attenzione deve essere sempre e comunque rivolta al fatto che, in sede di colloquio, le percezioni e le azioni dell’esaminatore non dovrebbero essere avvertite dal minore e non dovrebbero, quindi, influenzarne il comportamento di risposta. Nessuna funzione psicologica, quindi, dovrebbe essere dominante per l’esaminatore, né il pensiero, né il sentimento, né la sensazione, né l’intuizione ma tutto si dovrebbe mantenere in equilibrio per fare in modo che il minore in esame possa confrontarsi con una struttura psichica e dinamica da lui percepita come in grado di contenerlo e sostenerlo.

In relazione all’ipotesi di abuso, l’esperto deve procedere alla valutazione considerando tutte le possibili alternative riguardo agli eventuali disagi e malesseri psicologici riscontrati nel minore, tenendo conto anche del fatto che l’eventuale mancanza di disagio psicologico, segni o sintomi clinici, non esclude di per sé la possibilità che si sia verificato l’abuso.

L’esperto deve, quindi, avere:

a) una competenza psicologico-giuridica, quale, tra l’altro, una conoscenza degli articoli di legge che in ambito penale regolano la valutazione tecnica e i ruoli del perito e del consulente;

b) una formazione psicoterapeutica;

c) una significativa esperienza clinica in psicologia e psicopatologia dell’età evolutiva, campo estremamente differenziato da quello della psicologia dell’adulto;

d) una competenza almeno teorica nell’uso dei test psicologici.

 

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